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Giacomo: Hey Carlo, come stai? Ho saputo da Valentina che hai perso il lavoro..
Carlo: Guarda, non dirmi niente va’. Così di punto in bianco poi, non me lo aspettavo proprio! Sono furioso!!! Nero!!!
Giacomo: Cavoli, mi spiace tanto.. Vuoi parlarne?
Carlo: Assolutamente no, a che serve? A piangermi addosso? Piuttosto devo trovare subito una soluzione a questa situazione! Dopo parleremo quanto vuoi..
Come reagiamo quando la tristezza bussa alla nostra porta? A volte non siamo molto ospitali: possiamo avere la tendenza ad evitarla, perché troppo scomoda, fastidiosa. Cerchiamo di mettere i granelli di polvere della tristezza sotto il tappeto. Ma poi questi granelli possono accumularsi tanto da farlo sollevare. E farci inciampare.
Altre volte possiamo sentirci sopraffatti e rimanerne prigionieri, o al contrario possiamo tentare di combatterla: e lottiamo, lottiamo per scacciarla via a tutti i costi, ma è una battaglia in cui gli unici a rimanere feriti, siamo noi.
Quasi ci sentiamo in colpa, per essere tristi: pensiamo che dovremmo essere felici, a tutti i costi. Non possiamo mostrarci deboli, dobbiamo essere sempre positivi, felici, motivati, e la sofferenza è vista come risultato del nostro fallimento. E’ come la pensa anche Carlo, nel dialogo. D’altronde, è vero, non è sempre semplice trovare le paroleper narrare la nostra tristezza. E per esprimere i nostri sentimenti abbiamo bisogno di sentire che dell’altra persona possiamo fidarci, che l’altra persona ci ascolti e ci accolga senza giudicarci o senza tentare di darci una soluzione immediata a tutti i costi. Esporci è rendersi vulnerabili, agli altri, ma soprattutto a noi stessi.
Ma se troviamo il nostro modo di permettere alla tristezza di entrare dalla porta, anche se la scorgiamo solo da uno spiraglio, anche se non bussa con forza, forse possiamo renderci conto che è una delle emozioni più preziose: quella che ci dà la possibilità, e il tempo, per riflettere su ciò che ci accade, e ci concede di stare nel momento. Quella che ci può far chiedere aiuto, e sentire connessi, vicini, all’altro. E allora possiamo concederci di rallentare, fermarci se occorre, ed abbracciare la nostra tristezza. E a quell’abbraccio può partecipare anche l’altro. Perché non dobbiamo per forza soffrire da soli.
Per te, come sarebbe la vita senza tristezza? E tu cosa fai quando la tristezza bussa alla tua porta? Se hai piacere, faccelo sapere commentando qui sotto!
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