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Sara deve iniziare una nuova esperienza lavorativa. Il primo giorno di lavoro comincia a pensare che non piacerà a nessuno,che la escluderanno e questa credenza la accompagna per giorni e giorni.
Alle macchinette sta sempre in disparte, quando il capo le dà un compito controlla se anche gli altri lo fanno, osserva se qualcuno le parla alle spalle e si sente giudicata in tutto.
Secondo te come si comporteranno i nuovi colleghi?
Ti è mai capitato che una cosa che non vorresti si verifichi poi puntualmente accade?
È proprio la situazione di Sara e questa è quella che viene definita “profezia che si autoavvera”, ossia una previsione che si avvera dopo che mettiamo in atto, inconsapevolmente, dei comportamenti che fanno sì che questa si realizzi.
Chi entra in questo “circolo vizioso” sente di essere in balia degli eventi, di non aver alcuna responsabilità. Sara, che crede di non piacere a nessuno, inconsapevolmente è sulla difensiva, guardinga e sospettosa e di conseguenza i colleghi crederanno che lei voglia stare da sola e che sia sempre sul “chi va là?”. Così facendo, la profezia iniziale “non piacerò e mi escluderanno” sarà confermata ma a farla avverare non saranno stati i colleghi ma i comportamenti messi in atto da Sara e il fatto che lei non se ne sia accorta.
È questo allora il primo passaggio per rompere il circolo vizioso: poter riconoscere quanto i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre credenze sono gli occhiali con cui vediamo la realtà e quanto influenzano il modo in cui ci comportiamo. In questo caso, Sara ha paura di approcciarsi ai nuovi colleghi e al nuovo lavoro e ciò crea in lei la sensazione di non piacere e non essere accolta. Così, cambiando gli occhiali possiamo osservare le cose da un altro punto di vista: sono diverse le lenti, differenti i filtri con cui vediamo la realtà.
Riuscire a fare questo passaggio non è però così facile e immediato. Alcune volte abbiamo indossato degli occhiali per così tanto tempo che questi non ci fanno vedere solo una realtà ma vanno a influenzare anche la nostra stessa capacità di pensare. E così, il “semplice” gesto di togliersi gli occhiali diventa incredibilmente difficoltoso, come se al posto di una montatura indossassimo delle lenti a contatto ancorate ai nostri occhi. Per poter cambiare è quindi necessario intraprendere un cammino, lento e impervio, che ci può portare a modificare i nostri occhiali o se serve anche i nostri occhi. Solo alla fine di questo percorso avremo la possibilità di vedere il mondo con occhi e lenti diverse, avremo accesso a una nuova realtà.
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