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Leonardo ed Elisa devono uscire per una cena con gli amici.
Leonardo sta guardando una serie tv. Mancano 10 minuti all’appuntamento.
– Elisa: Ma sei ancora lì? Vatti preparare! Muoviti! Mi fai fare tardi, mancano 10 minuti!
Leonardo: Sto finendo la puntata. Non starmi addosso come fai sempre, tra un minuto spengo.
Dopo 5 minuti Leonardo sta ancora guardando…
Elisa: Ma allora? Ti ho detto che mi fai fare tardi! Non voglio fare figuracce con gli altri per colpa tua. Riusciremo mai una volta ad arrivare puntuali?
Leonardo: Ma mollami, che ansia che mi fai venire per un minuto di ritardo…Rilassati!
Gli altri fanno qualcosa che non ci piace. Gli altri agiscono in un modo diverso da quello che useremmo e ci aspetteremmo noi. Gli altri fanno qualcosa che giudichiamo come stupido, irrispettoso, sbagliato. Capita spesso. E come Elisa, talvolta, ci esprimiamo in un modo aggressivo, pretenzioso o colpevolizzante.
Proviamo ora ad immaginare il dialogo precedente come una scena di un film, e premiamo il tasto rewind: tornando indietro appare un dialogo alternativo.
Elisa: Leonardo ti andrebbe di andarti a preparare per favore? L’appuntamento con gli altri è tra 10 minuti…
Leonardo: Sto finendo la puntata… mi dai un minuto?
Elisa: Ok.. Se è solo un minuto…
Dopo 5 minuti Leonardo sta ancora guardando…
Elisa: Sono passati 5 minuti.. va bene che vuoi finire la puntata, ma io ci tengo a non far aspettare gli altri..quindi, che si fa?
Leonardo: [ … ]
Che differenza c’è tra le due scene? Questa volta Elisa ha comunicato ciò che prova e pensa in un altro modo, senza colpevolizzare né giudicare. E’ come se l’inquadratura della camera fosse cambiata: non più sull’altro, ma su di lei. Si è connessa con se stessa e ha dato ascolto alle proprie emozioni. Poi, ha condiviso con Leonardo ciò che prova.
E noi? Che effetto farebbe sentirci dire queste cose se fossimo al posto di Leonardo? Probabilmente ora saremmo più predisposti ad ascoltare Elisa, e a trovare insieme a lei un punto di incontro, che non significa necessariamente accontentare chi ci è di fronte e rinunciare ai bisogni, ma al contrario è accogliere i propri e quelli dell’altro. E’ avere rispetto per l’altro. Nel dialogo, ad esempio, Leonardo non è costretto a rinunciare a vedere la serie tv ed Elisa ad arrivare in ritardo: lei potrebbe cominciare ad andare all’appuntamento, mentre lui potrebbe raggiungere gli altri una volta finita la puntata.
Così, quando qualcuno fa o dice qualcosa che non ci piace, possiamo scegliere di non pretendere, bensì di protendere verso l’altro. Possiamo dar voce alle emozioni e ai bisogni. Ai nostri, come anche a quelli di chi abbiamo davanti.
Se hai piacere, immagina il seguito del secondo dialogo e commenta con quello che risponderebbe Leonardo!
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