Ha portato a termine la gravidanza e dato alla luce un bellissimo bambino di 3 kili e 90 grammi, nonostante il rarissimo tumore diagnosticatole durante la gestazione. È questa la storia di Elena, una giovane donna che, in uno dei periodi più delicati della sua vita, ha scoperto di avere un condrosarcoma del clivus. Una storia che però ha avuto la più rosea delle risoluzioni anche grazie alle competenze del dottor Francesco Zenga, neurochirurgo presso la “Città della Salute e della Scienza” – Presidio Ospedaliero Molinette – di Torino, direttore della neurochirurgia del Basicranio e Ipofisaria, e attivo da molti anni presso “Poliambulatorio Oberdan” a Brescia.
Abbiamo avuto oggi la fortuna di averlo con noi per farci raccontare l’intervento. Il primo al mondo eseguito in queste condizioni:
- Buonasera dottore e grazie per il tempo che ci sta dedicando. Come sta?
“Sto molto bene. Sono molto contento e soddisfatto del mio lavoro, nonostante le ore che mi occupa durante la giornata sono sempre tante e il tempo a disposizione per le attività personali e per la famiglia purtroppo si riduce sempre moltissimo. In compenso, però, questa è la vita che ho voluto e che desideravo, quindi sì, sono molto contento.”
- Cosa l’ha spinta ad accettare questo caso? E perché si poteva definire “delicato”?
“Ciò che mi ha spinto ad accettare questo caso è il fatto che si trattasse di una paziente che, come tante altre, si è rivolta a me affetta da una patologia neurochirurgica. In questo caso si trattava di un condrosarcoma del clivus, una rara patologia posta in una sede molto delicata. L’accettazione dell’intervento chirurgico deriva quindi dalla necessità di un paziente di dover affrontare e, quando possibile, risolvere una situazione e la risposta del chirurgo deve essere quella di accettare la richiesta del paziente e proporre ciò che ritiene il meglio per poter risolvere il problema stesso.
Si poteva definire delicato perché il tipo di intervento in sé, effettuato con una tecnica mininvasiva endoscopica endonasale, richiedeva di intervenire in una zona ricca di arterie e nervi e, inoltre, la patologia era tanto delicata quanto rara.”
- Quali erano i fattori di rischio che comportava l’operazione? Siete andati incontro a qualche complicanza?
“L’intervento in sé è un intervento ad alto rischio per la sede della patologia. Il condrosarcoma, infatti, si localizza sul lobo interno del basicranio, ovvero nelle ossa della base del cranio, la struttura più interna della testa della paziente. In quella sede sono presenti le principali arterie, le carotidi, che portano il sangue al cervello e molti dei nervi deputati al controllo del movimento degli occhi, della faccia e la deglutizione. Quindi il rischio di questo intervento è proprio insito nella localizzazione della patologia.
Durante l’intervento chirurgico non ci sono state complicanze, anzi la paziente è entrata in sala operatoria con il deficit di un nervo cranico ed è uscita dall’intervento chirurgico con il deficit in riduzione. Tale deficit ha avuto completa risoluzione nelle settimane seguenti.
L’intervento si è svolto regolarmente e nel giro di tre giorni la paziente è stata dimessa al proprio domicilio.”
- Qual è stata la cosa più complessa che ha dovuto affrontare, a partire dalla diagnostica al post operatorio della paziente?
“La parte più complessa è stata sicuramente la fase decisionale. Quando la paziente si è presentata alla mia attenzione, in stato di gravidanza, è stato complesso soprattutto dal punto di vista etico, umano e psicologico decidere come e se affrontare l’intervento chirurgico. Questo perché, da un lato l’intervento chirurgico e l’anestesia potevano mettere a rischio la gravidanza e la salute del feto, dall’altro lato non fare l’intervento chirurgico avrebbe messo a rischio la salute della paziente. Quindi il quesito era il seguente: “faccio l’intervento e preservo la salute della paziente o non faccio l’intervento e preservo la salute del feto?”. Alla fine, anche grazie al lavoro multidisciplinare e di équipe, si è deciso di portare avanti la gravidanza nonostante ci fossero degli evidenti problemi sia legati all’effettuare l’intervento chirurgico in tale stato sia legati all’aspettare il termine della gestazione per effettuare gli ulteriori trattamenti per la lesione, in questo caso la radioterapia.”
- Cosa ha reso possibile la buona riuscita dell’intervento?
“Sicuramente il lavoro di équipe. Presso “La Città della Salute e della Scienza” di Torino sono presenti tutte le specialità mediche quindi, l’interazione tra i vari specialisti e la possibilità di poter dialogare nella stessa struttura con gli uni e con gli altri, mi ha permesso di affrontare il tutto serenamente e di poter portare a termine l’intervento chirurgico.”
- Ci parli dell’operazione in sé’, durata, tecniche…
“L’intervento chirurgico è durato all’incirca tre ore ed è stata utilizzata una tecnica mininvasiva endoscopica endonasale con un approccio esteso alla regione del clivus.
La struttura, posta nella parte più centrale del cranio, richiede che gli interventi vengano effettuati con l’utilizzo di un endoscopio e sfruttando i corridoi naturali che arrivano al centro del cranio, ovvero le cavità nasali stesse. Attraverso il naso quindi si è potuto raggiungere la lesione, il tumore, evitando le arterie e i nervi e potendola asportare nella maniera più radicale possibile.”
- Il mestiere che svolge fa presuppore lei abbia una buona predisposizione al rischio, ciò non toglie che un caso di tale portata possa comunque intimorire. Come si è sentito nell’affrontarlo?
“Il rischio fa parte della quotidianità per il chirurgo, in particolare per il neurochirurgo. Gettare il cuore al di là dell’ostacolo è il prerequisito imprescindibile per poter migliorare le proprie tecniche e per portare al meglio gli interventi chirurgici. È normale che ogni intervento rappresenti una situazione stressante di per sé e affrontarne uno di una paziente in gravidanza ancora di più. Però devo dire che, avendo sempre in mente che il lavoro del neurochirurgo è fatto per tentare di risolvere in maniera aggressiva un problema aggressivo rende, alla fine, il tutto più gestibile.”
- Come sta adesso la paziente?
“La paziente sta molto bene, ha partorito e il bambino sta bene. In questo momento sta affrontando il percorso terapeutico presso la radioterapia a Trento dove è presente il centro per l’utilizzo per gli ioni pesanti, che sono quelli necessari per il trattamento di questa patologia. Noi ci vedremo prima delle vacanze di Natale, quando avrà finito la radioterapia, perché anche io possa finalmente conoscere il piccolo”.
Grazie per questo prezioso contributo, dottore.
Per maggiori informazioni sul dott. Francesco Zenga:
Sito web: FRANCESCO ZENGA
Instagram: francescozenga_neurochirurgo